lunedì 15 maggio 2023

Il risveglio

 Piedi silenziosi.

Il cielo a guardare il fuoco.

Luce e sana rabbia.

Risveglio.

Sguardi nuovi.

Calamite e incroci che sanno più di quanto ci si aspetta.


Sorrisi silenziosi. Ghigni.


Siamo tornati.


Ci scambiamo sguardi complici in questo mondo che ha perso noi, senza accorgersene. 

Stiamo correndo altrove.

Silenziosamente altrove.

Abbiamo le armi affilate e le menti affiatate.

Non ci colpirete più.

Siamo i senza sonno.

Di nascosto continueremo a coltivarci e condividerci, senza paura.

Ci abbracceremo senza alcun commento.

Sappiamo già da cosa veniamo.

Shhh.




Ora possiamo andare

Le lacrime ripulirono lo sguardo il giorno 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7…


Riprese a camminare, sudare, camminare, sudare e ancora sudare… e ancora a commuoversi.


Iniziò a chiedersi quante lacrime potesse produrre il corpo umano ma non andò su Google a cercare risposta.

Era quello di cui aveva bisogno. Era ormai l’unica strada rimasta.


Il suo corpo le chiese ancora acqua e gliela diede.


“Sei pronta a tornare?”


“Pare di sì, ma prima devo andare in quel castello. Cambiamo direzione prima di tornare a casa”


“Ok”.


E fu in quel castello che trovò una Vergine con una sacca piena d’acqua, stavolta diversa dalle precedenti.

C’era anche sua madre. Erano lì, tutte e due o tre, a sentire forte quel calore e quella magia. 

In una solitudine che non faceva più paura.

Una solitudine consapevole. La conosceva bene, la conosceva già.


Trovò di nuovo lo spazio per il perdono.

Lasciò entrare nello sguardo solo la verità e non ebbe paura di lasciarsi andare.


Salì in alto, ammirò quel panorama in quella beata solitudine e ringraziò l’isola per averla riportata a casa. Stavolta, ancora una volta, da sola, ma “piena di donne”.


Gli occhi ancora invasi di commozione e gratitudine.


Gratitudine per essere ancora viva.


“Ora possiamo andare”




Portatela al mare

"PORTATELA AL MARE!"

Ordinò con tono austero, celando il dolore di vedere sua figlia senza più luce.


"PORTATELA SUBITO AL MARE."


Prepararono tutto il necessario: un'isola, un cielo azzurro con nuvolette e un pizzico di vento.


Caricarono quel corpo dal cuore spento e partirono all'alba del giorno seguente. 



Videro la prima vera lacrima comporsi nello sguardo, quando intravide l'isola.


I piloti si scambiarono uno sguardo compiaciuto. 


La salvezza era vicina.



domenica 2 aprile 2023

Cose preziose

Si fece spazio in un lasso di tempo di cui non ebbi cura.

Tra l’immediato e l’infinito.

Tra la routine e i residui di un’estate appena trascorsa.

Balzò fuori dal nulla, su un vialetto di un campeggio di scarsa qualità ma pieno di energia.

Tornai a casa tra le sue braccia.

Tornai a casa, tra le sue braccia.

Tornai improvvisamente a casa, tra le sue braccia.

Il cuore mi sorrise e approvò.

Il calore mi stupiva come se fosse stata la prima volta.

La consapevolezza di aver ricevuto un dono immenso mi cinse la vita sorridendo, come se avessi vinto al Superenalotto.

Attraversavo i giorni con gli occhi luminosi e la curiosità di sapere come sarebbe stato quel futuro di cui riprendevo ad intravedere l’orizzonte.

La pelle, l’odore, le carezze, le risate, gli sguardi pieni, le rose, i viaggi, i chilometri, la musica, i racconti, i segreti, le risate ancora, quante risate!

Imbavagliai a fatica ogni timore finché perse fiato.

Non era il tassello mancante, era il tassello del PLUS, come nei videogiochi quando raggiungi la stellina che ti fa andare più veloce e ti fa sentire una supereroina.




E poi smise di lampeggiare.

Non c’erano più curve morbide ma solo spigoli.

Iniziai a farmi male ad ogni passo.

Le parole non avevano più valore. 

Rincorsi ogni paura, insicurezza e tirai fuori ogni parola utile e possibile.

Invano.


Forse un giorno capirà. 

Forse un giorno capirò.



venerdì 31 marzo 2023

La luce guerriera

Una carezza lunga un sogno. O un sogno durato una carezza.

La luce brillava forte ed era visibile dall'esterno.
Era bellissima.
Era vivissima.
Era simpaticissima.
Era una luce guerriera, prima del sabotaggio, della mortalità mentale e della soffocata spontaneità. 

Quanto pesa la paura di darsi? 
È faticoso ammettere di essere vulnerabili, soprattutto a se stessi. Quelli lí tirano fuori le unghie e le false testimonianze pur di non lasciarsi andare. Sostituire la realtà per celare una profonda e sofferente insicurezza. 

Fidarsi è difficile. 

Fidarsi in certi casi è la scelta migliore possibile. 
Ci fa sentire vivi. 
Ci fa tremare certi giorni. 
Ci fa gioire maledettamente. 
Ci fa essere felici. Uscire da ogni cosa ed essere in ogni cosa al tempo stesso. Estraniarsi ma esserci. ESSERCI. 




venerdì 20 gennaio 2023

Respira

 “Respira.

Fermati e respira.” diceva la voce da quella tv 50 pollici in quel soggiorno privo di aria. Era quel disperato canale di Youtube della meditazione guidata a cui aggrappavi ogni ultimo lascito di speranza.


Il respiro era affannato dalla fatica degli ultimi anni e sapeva che a volte sembrava impossibile far entrare quel nuovo ossigeno dentro e trovare quell’energia che serviva anche stavolta. 

Anche stravolta.


Sorvolati tutti i pensieri di ogni ormai spenta illusione rispolverata, restava poco.

La musica si alzò e tentò di scovare ancora un battito. 

Si fece spazio ed arrivò al cuore e fece una respirazione immediata: un soffio di vita per riemergere. Era l’ultima possibilità.

Il corpo si era inaridito in poco tempo.

Irrigidito dal dolore.

Impietrito dalla disperazione.

La luce delle candele urlava di essere vista.

Era il silenzio più assordante mai percepito.

Eppure era arrivata anche la neve, col suo silenzio solitamente calmante. Ci chiedevamo cosa contenessero quei cristalli d’acqua quella sera. Quel silenzio era orrendo.


E allora hai chiuso gli occhi, sperando di risvegliarti tra le nuvole e rivedere il tuo mare e risentirti a casa, anche solo per un attimo.

Rimanemmo tutti a pregare che il tuo desiderio si avverasse.




giovedì 19 gennaio 2023

La cura

Abbiate cura delle parole.

Abbiate cura dei sentimenti.


Abbiate cura di prendervene cura.


Custodite ogni emozione con responsabilità, semplicemente perché ogni emozione è UNICA e rara.


Tanto il tempo della maschera non tarda ad arrivare e sappiamo tutti indossarle con nonchalance. 

Ma l’emozione è un dono ed è solo per questo che va AMATA e RISPETTATA, nel bene o nel male.


Ci rende vivi.

Tra abbracci o lacrime.

Ci rende umani, davvero.


Sì, poi ci rialzeremo, come ogni volta.




mercoledì 3 agosto 2022

La tana

Iniziai a sentire da lontano la mia spiaggia.

Chiusi gli occhi e immaginai l’esatto momento in cui mi sarebbe apparso quell’angolo di mondo in cui mi sentivo ancora a casa.

Sorrisi.

Si vanificò il peso di ogni responsabilità

Il pensiero del futuro corse via come se fosse arrivata la pizza ordinata a domicilio a domare finalmente quella fame chimica.

Il sorriso si affacciò sul balcone delle labbra, poggiando la faccia sulle mani e su quelle braccia che formavano un’apertura a V verso il cielo, sulle scarpe dei gomiti fermi.

E la commozione non tardò ad arrivare.


La sentivo lì.

Mi sentivo lì.

Saremmo state ancora una volta lì.


Ondeggiando tra ricordi di fiabe e voglia di scriverne di nuove.

Ammorbidendo ogni muscolo per plasmarlo sulla sabbia calda.

Ritrovando il valore di ogni cosa. 

Era tutto pulito davanti al mare.

I piedi di polvere e sabbia, grigi e sereni.




Ci vediamo presto. 

giovedì 28 luglio 2022

Le mani in faccia

 


Il sipario crollò.
Tutti videro il backstage.
Il protagonista era in mutande. E per quanto quella fosse un’immagine quotidiana e scontata nelle case di ognuno, tutti i giorni in ogni cazzo di vita, lì provocò un rumoroso turbamento nel pubblico.
La normalità incuteva sconcerto.
Strozzò forte le mani intorno alla gola. Mancò a tutti il respiro.
Non volevano guardare. Non volevano guardarSi.
Non volevano accettare quella tiepida emozione in instabile equilibrio.
NON VOLEVANO.
Non volevano togliere quella patina di sporco da quell’etichetta arrugginita per cui avevano impiegato ogni azione quotidiana, ogni sgradevole routine, ogni energia.

E non c’era campo.
Non c’era Stories di uscita, non c’era condivisione che potesse trasformare quel momento in puro spettacolo.

C’era la realtà.
C’erano le mutande di quell’attore protagonista. Le mutande di tutti, quelle che andrebbero tolte per meglio avvertire il benessere o il malessere del caso. Ogni caso a sé.
(Ma il caso non esiste!)
Furono costretti a farsi domande. I punti interrogativi aleggiavano tra le poltrone di velluto, sulle teste come aureole. Qualcuno si coprì il viso con le mani.


A tanti la pandemia non aveva insegnato un cazzo.