martedì 17 maggio 2022

Le AMICHE, le ANCORE.

Ci siamo trovate, innamorate, poi perse. 

Poi ritrovate, abbracciate, capite bene e capite male.

Però siamo ancora qui. Ancore, ancora.


Il viaggio della vita, i giorni in cui vorresti solo fermare il tempo, il male, le malattie, le paure e spremere il succo dei sogni più belli e vedere solo quelli.

Accompagnare per mano tutti gli affetti e non lasciarli mai. Stringerli ancora, ancore.

E invece cresci e devi imparare a fare compromessi con gli impegni, le responsabilità e quel tempo, quel tempo che va avanti, senza la tua approvazione.

Cresciamo.

Amiamo ancora, ancore.

Lasciamo andare, per forza. 

Ci commuoviamo, per forza.

Perché siamo VIVE. Ancora. Nonostante tutto.

Le vostre lacrime sono anche le mie e le mie anche le vostre.

Forse le nuove vite fluiranno nell’energia universale di cui dimentichiamo troppo spesso di far parte. Saranno quelle a ricordarci che tutto scorre… perché tutto vive e continua a vivere, attraverso le nostre mani e quei pezzettini di DNA che ci trasmettono.

Ancore, siamo ancora qua.





E come ci diceva il nostro prof preferito: "Metti in circolo il tuo amore..."


giovedì 12 maggio 2022

Social media - b-side

 L’immorale giustizia social(e).

La malcapitata ingenuità.

L’affamata notorietà.


La ricca esistenza priva di filtri.


La disarmante solitudine ostentata da filtri glamour.


L’ancorata speranza di verità.


L’inquietante onnipresenza.


L’insana condivisione perenne.


I messaggi privi di contenuto.


Il respiro corto.


La luce blu.


Gli occhi stanchi.




Lasciare libero l'ingresso

Lo spazio è pieno, lo spazio è vuoto.

Lo abbiamo riempito, condiviso, abbracciato, osservato, arredato, profumato, lo abbiamo svuotato. 

Nei nostri caos. 

Lo abbiamo allontanato con le paure del passato che hanno demolito l’arredo e riportato in un non-luogo in cui abbiamo imparato a stare. Stare, non essere.


Mi accarezzo nel presente con il respiro lento.


Arredo il mio nuovo spazio con tante consapevolezze e nuove battaglie. Tra pitture, errori e gioia di aver capito di ESSERE ancora e nonostante tutto.

Nonostante tutto.


Stavolta la paura non avrà spazio, solo un angolo, così, giusto per dare una prontezza di difesa, in caso di necessità.



Il tempo è pieno, il tempo è vuoto. È pieno quando mi ascolto e mi SENTO.


E tra una pandemia, una guerra in corso e un’insicurezza nel futuro con cui ho imparato serenamente a convivere, il presente è l’unica cosa che possiedo davvero. 

Forse c’era bisogno anche di questo.

Forse è stata l’unica forma di adattamento per non impazzire su questo assurdo pianeta.




domenica 3 aprile 2022

Sentire ancora forte ogni battito.

Sentire ancora forte ogni battito.

Come se fosse stato vero.

Come se fosse ieri e non fosse già passato un giro intorno al Sole.

Sentire mi dà la forza di continuare a credere di poter essere il meglio di me ed essere in grado di dare il meglio di me. 


Sì, a volte fa proprio male.


E ci sono tante domande a cui non ho ancora una risposta VALIDA (in this smoking chaos). Valida per me, per come ragiono io, per come vivo io. 

Ma il dolore servirà pure a qualcosa, giusto? Certo… lo dicono tutti. 

Lo dicono tutti. Dicono che si impari a stare meglio “al mondo”. Io dico che non impariamo mai abbastanza se lasciamo scappare la verità, ma forse ho solo sbagliato epoca.

E quindi forse la mia presenza su questo pianeta ha una ragione, ma no, ancora non l’ho capita.

Non riesco a fingere quando si tratta di emozioni e non riesco ad accontentarmi di un’ipotetica popolarità.

Non mi piacciono le foto filtrate, che spesso celano vite filtrate. Perciò non mi piacciono.

E forse proprio per questo era tutto meraviglioso:

Lontani dai like e dalla popolarità.

Lontani dai cliché più spaventosi del web.

Lontani da filtri e fattezze inesistenti.

Distanti da ogni possibile commento.

Impregnati solo di verità.


Ma pare sia la cosa più coraggiosa di quest’epoca: essere se stessi.


… con il sole in faccia e i peli in ricrescita, perché vuoi immortalare quel momento di gioia, in cui ti ritrovi a marzo, in costume, finalmente uscita dall’Italia dopo 2 anni assurdi. Questa è la realtà.





Eppure, sembra sia rimasta solo io qui.

 Le parole del bene sono sempre poche.


Se l’inquietudine avesse una forma, riuscirei ad afferrarla per lanciarla fuori dalla finestra.

E invece non ha una forma e batte insieme a me, dentro me.

Non conto più le volte che ho ricominciato.

Morti e rinascite.

Continue.

Con quella parte di me che fa il tifo per me, che si allunga e si rimpicciolisce come una fisarmonica.

E a volte faccio fatica a sentire.

Con tutti i migliori propositi, certi giorni privi di valore.

Con tutte le strategie, certi giorni prive di senso.

Quanta forza ci vuole per rimanere fedeli a se stessi, al tempo stesso rimanendo adattati (in qualche modo) a questa società.

Certi giorni oscillo.

Oscillo sentendomi libera. 

Oscillo poi, sentendomi appesa, come se avessi un cappio al collo legato a un pendolo, che non posso gestire.

Ci provo, ci riprovo, mi illudo, pianifico e non basta mai.

L’inquietudine, nel silenzio dei rumori della vita, sa farsi spazio. Ha imparato a urlare meglio di me, che continuo a crederci.

Quante case, strade, vite incrociate, stimoli afferrati, stimoli assopiti, lacrime semplici, lacrime inconsolabili.

Vorrei fossi qui per ricordarmi le radici. 

Non me le ricordo più le radici certi giorni.

Da dove vengo? Come sono arrivata fin qui? E soprattutto dove caxxo sto andando?

Dove caxxo sto andando?

Se fosse semplice stare dentro me, se fossi semplice anche per me… 

Se fosse leggero il peso dei pensieri…


Se avessi potuto fermare il tempo, ancora un po’, ancora un altro po’, ti avrei stretto ancora di più, annusato ancora di più e mi sarei ricordata un po’ di più da dove vengo.


L’unico conforto nella tua assenza è che tu non stia vivendo questo momento storico che è davvero atroce, sotto ogni aspetto.

È tutto così irreale, surreale, finto.

È tutto raccontato male, anche da noi.

E non mi abituo, non me ne capacito, non voglio stare qui. Non voglio sostare. Non posso stare ancora così.

E so che mi avresti capito, come forse solo tu riuscivi a fare, su quella spiaggia piena solo di noi. Lontane da ruoli ed etichette. Potevamo dire ogni cosa, senza averne timore né vergogna.

Sapevo che nessuno sarebbe scappato via per paura di impregnarsi di verità.

Il coraggio di restare nelle emozioni è sempre più raro. 

Chissà se mi ascolti, chissà se hai modo di leggermi da dove sei… io ci spero sempre.


Come cavalloni che non riesco a domare.

Come calamite di verità che non riesco a scrollarmi di dosso.

Come un’immensa spiaggia di verità da cui non voglio andarmene.

Eppure, sembra sia rimasta solo io qui.





giovedì 27 gennaio 2022

Purtroppo

 


Ho frequentato le scuole superiori in un edificio che era un ex fabbrica e se ne cadeva a pezzi e anche se in alto c'era ancora scritto PRODOTTI SIDERURGICI, aveva ottimi insegnanti ed era una delle poche chances per studiare lingue più vicina a casa.


Ma oltre alle lingue mi ha insegnato a fare la vrenzola, in caso di necessità.


Tutte quelle parole per me nuove, quelle espressioni colorate e colorite, di ricrescite bionde, di rossetti oltreconfine, di zeppe immense di vernice di colori fluo, di donne-uomo pronte a darti un paccherone per una parola storta o uno sguardo di troppo, sono state un’inaspettata palestra.


Mi ha insegnato ad alzare la voce quando nessuno ti vede. 

Poi col senno di poi mi viene da ridere perché è lontano dal mio essere quotidiano, poco incline a sprecare energie.

Però funziona, fare la vrenzola funziona sempre… al Sud.



.Purtroppo.

martedì 4 gennaio 2022

Lode agli ormoni e ai pensieri precari.

 Lode agli ormoni e ai pensieri precari.


Viviamo, senza vivere. 

In giungle di socialità diventate pericolose.

Scansando baci e abbracci.

Scansando calore umano.

Che presente di merda guagliù.

Quest’anno non ho fatto gli auguri a nessuno, ho solo risposto, per educazione.

Non so più cosa augurarmi, sono stravolta.

“Claudia sei brava perché vivi il presente, hai trovato la chiave giusta” mi ha detto qualcuno, qualche tempo fa.

Sono stanca anche di essere brava.

So tutto, quindi per favore non commentate, voglio solo condividere questo sfogo.

“poi ci rideremo su tra qualche anno e ci sentiremo ancora più forti e apprezzeremo tutto di più”

“il prossimo viaggio sarà ancora più bello”


Crollano le speranze come un fottuto vetro in frantumi, mi attacco alla musica e alla tastiera come fosse l’unico appiglio con sotto un dirupo che puzza di fogna, magari presto anche buio per qualche blackout.


È un freddo che non si placa, parole tiepide ormai, tra pensieri precari.




giovedì 2 settembre 2021

No rain, no flowers

Arrivi ogni volta così, squarciandomi il cuore e cacciando lacrime a fontana, come se si aprisse una ferita, ogni volta.


Si avvicina il tuo compleanno pensavo… quanti anni faresti? 68 mammarè, 68.

E io, sento che avrei ancora bisogno di te, ancora, solo per un confronto, solo per sapere che ci sei.

E non sei mai stata di quelle madri su cui poggiare la testa, accasciarsi dimenticando tutti i “mali della vita”, ma c’eri e questo mi bastava, a modo tuo, c’eri.


Vorrei sapere che posso tornare a casa, vorrei sapere che la mia casa sei sempre tu.

Vorrei sapere cosa pensi di quello che mi succede, delle persone che incontro, di come mi comporto. 


Vorrei parlarti del lavoro, dei sogni nel cassetto, della mia ultima pazza estate.

Vorrei sapere che posso tornare da te.

E rimanerci se mi va.

Vorrei che mi facessi l’in bocca al lupo quando mi cago addosso e ho paura, che leggessi l’ultimo libro in cantiere, che mi spronassi a pubblicarlo.


Vorrei che conoscessi gli amici più belli che mi hanno accompagnato e affiancato negli ultimi anni.

Vorrei che giocassimo insieme con Alessio, Jacopo e Giulia e sono sicura che ti pisceresti addosso dalle risate ma anche che ci commuoveremo come 2 cretine per le loro tenerezze.


Vorrei che mi dicessi che passerà questa terribile sensazione di vuoto immenso che ogni tanto arriva e prende tutto lo spazio sul palcoscenico del mio mondo.


Vorrei qualcuno come te nella mia vita, se tu non ci sei più.

Fino a che età si può desiderare di avere una madre? C’è un limite? C’è un traguardo di crescita per cui all’età X non la si desidera più?





martedì 6 luglio 2021

“Questa è solo la morte, amore mio”

 “Questa è solo la morte, amore mio”


Oggi ho creduto di nuovo (ancora) all’amore vero.

Tra le lacrime l’abbiamo visto brillare e luccicare, così chiaro. 

Semplice, sincero, beato, danzare un ballo che forse poteva essere l’ultimo, dolce, sorridente passo a due.


E solo dopo ci siamo chieste come fosse possibile che ad alcuni non fosse visibile.


Con quegli occhi sorridenti era come se dicesse alla sua amata “amore, non mi interessa se a breve forse il tuo corpo non sarà più qui, ma finchè ci sei, balliamo e sorridiamo, amiamoci ancora, ne abbiamo passate tante, “questa è solo la morte”, ma sapevamo che prima o poi nella vita sarebbe arrivata e non ci spaventa se l’affrontiamo insieme, ancora.


C’era così tanto benessere in quel piccolo video che dovrebbero usarlo nelle scuole: “L’amore vero ragazzi, eccolo qui.”


L’amore nel bene e nel male, l’amore fino all’ultimo, l’amore nonostante tutto, l’amore che ti tiene per mano in attesa della morte, col sorriso migliore finché ne ha e se non ce l’ha se lo fa uscire. 

Ma anche l’amore che piange davanti a tutti perché già gli manchi troppo se per qualche ora non ci sei.


Quella purezza di sentimenti rasserena l’anima, la conforta, la rassicura e incredibilmente la fa gioire. Gioire perché sapere che persone così esistano ancora in questo mondo può solo darci speranza, di essere migliori, un giorno. 


Lontani dalle doppie vite.

Lontani dal Girone dell’Apparenza

Lontani da qualunque cosa allontani dall’Essenza.


L’amore vero c’è ed è così. Punto.

Posso solo sorridere mentre continuo a piangere e nutrire un profondo rispetto per la sacralità di questo sentimento.