Se le pareti potessero parlare.
Se le pareti potessero trasmettere tutto quello che abbiamo vissuto, mi chiedo come sarebbe il presente senza ricordi sbiaditi.
Mi chiedo dove andrebbero a finire i punti di vista davanti alla realtà oggettiva.
Penso a quel telefilm inquietante di Netflix e realizzo che un briciolo mi è entrato in testa.
Penso a quanto dipenda dalla capacità di accogliersi di ognuno, da quello che stai parallelamente vivendo, dagli eventuali livelli di stress.
Accumulo e svuoto.
A volte ci svuotiamo addosso nel peggiore dei modi, nelle peggiori azioni.
Questa domenica sia benedetta.
domenica 16 febbraio 2020
mercoledì 22 gennaio 2020
Tutta colpa di Ella
C’è una musica che mi ha SEMPRE portato OLTRE.
Ella Fitzgerald, per esempio.
Ella cantava i sentimenti, nella maniera più autentica.
Ella amava Jim anche se non le portava i fiori.
Ella voleva andare via da casa del suo "corteggiatore" anche se fuori era freddo, perché magari i genitori si sarebbero preoccupati.
Ella è IL sentimento e uso il tempo presente perché ogni volta che l’ascolto mi fa effetto sciogli-ghiaccio.
E l’ascolto da 20 anni almeno.
È colpa sua se non ci credo quando portate avanti storie in cui non credete.
È colpa sua se non ci credo che siete parte di qualcosa che voi stessi sporcate.
È colpa sua se non mi voglio accontentare.
È colpa sua se credo che ci sia tanto da dare e da dire.
È colpa sua che non credo nel piattume dell’abitudine.
Ma è anche colpa di chi mi ha portato in un castello con un vestito preso in prestito da una costumerai teatrale
È colpa di chi mi ha scritto e dedicato canzoni.
È colpa di chi mi ha portato al mare proprio quando ne avevo più bisogno.
È colpa di chi mi ha affascinato con racconti e storie davanti alle stelle e fino all’alba.
È colpa di chi mi ha fatto sorprese senza stare a contare i chilometri che ci dividevano.
È colpa di chi mi ha amato con un cuore a volte più grande dello spazio che in due avremmo occupato.
È anche colpa di una sofferenza atroce e profonda vissuta ad ogni “fine”.
È per tutto questo che CREDO nei rapporti e non spreco energie e sentimenti “a caso”.
Ella, mannaggia a te ;)
lunedì 9 dicembre 2019
Welcome to the jungle.
La morte della proattività.
Incollati sui social a spiarci le vite.
Ingabbiati tra Like e Reactions.
Abbracciati dall’insoddisfazione che questo ci lascia.
Eppure tutti lì, a vedere chi ha smosso un clic o visualizzato una Stories.
Ha smosso un tap.
Ha pigiato su uno schermo.
Ha letto.
Ma l’emozione dove sta che non la percepisco?
Ragazzi svegliatevi.
Immaginate se non ci fosse tutto questo cosa rimarrebbe. Rimarrebbe ciò che rimane: il nulla.
Inappagabili desideri dietro quegli schermi, rimangono tali.
Welcome to the jungle of nowhere, nothing, none.
sabato 7 dicembre 2019
...e invece lei era lì con tutte le chiavi, per tutte le mie serrature.
Credevo di non avere molto da dire...e invece lei era lì con tutte le chiavi, per tutte le mie serrature.
È assurdo come l'autodifesa sia attivata perennemente.
È assurdo come spesso le persone che non frequentiamo sappiano leggere OLTRE.
Oltre le parole che non sentono.
Oltre le foto che non vedono.
Oltre le Stories che non guardano.
Più vivo, più mi rendo conto di quanto sia più grande il non-detto di ciò che ci raccontiamo.
Più ascolto, più mi immedesimo.
Più taccio, più implodo.
Era lì per me, solo per me.
C'è ancora tanto da imparare da noi stessi e dagli altri.
Ci sono ancora tanti passi da percorrere per essere e per darsi spazio.
Solo DOPO capisci che costa di più non essere che essere.
Solo DOPO capisci che non ha senso mascherarsi.
Ma intanto si attivano automatismi che innescano meccanismi da cui è difficile uscire. Ormai hai un ruolo ed è solo merito/colpa tua.
Lei dice che siamo ancora in tempo.
Io voglio timidamente crederle.
È assurdo come l'autodifesa sia attivata perennemente.
È assurdo come spesso le persone che non frequentiamo sappiano leggere OLTRE.
Oltre le parole che non sentono.
Oltre le foto che non vedono.
Oltre le Stories che non guardano.
Più vivo, più mi rendo conto di quanto sia più grande il non-detto di ciò che ci raccontiamo.
Più ascolto, più mi immedesimo.
Più taccio, più implodo.
Era lì per me, solo per me.
C'è ancora tanto da imparare da noi stessi e dagli altri.
Ci sono ancora tanti passi da percorrere per essere e per darsi spazio.
Solo DOPO capisci che costa di più non essere che essere.
Solo DOPO capisci che non ha senso mascherarsi.
Ma intanto si attivano automatismi che innescano meccanismi da cui è difficile uscire. Ormai hai un ruolo ed è solo merito/colpa tua.
Lei dice che siamo ancora in tempo.
Io voglio timidamente crederle.
domenica 17 novembre 2019
Salutò la sua riva.
Salutò la sua riva.
Sorrise.
Anche stavolta non sapeva tra quanto tempo l’avrebbe rivisto.
Anche stavolta sapeva di averne tratto beneficio e RESPIRO.
Il RESPIRO lontano dalla consuetudine con orizzonti limitati, per i suoi occhi lunghi.
Perciò sorrideva.
Il futuro è ancora un punto interrogativo, ma il mare no. Il mare è la sua certezza.
Abbracciò l’intensità.
Abbracciò la vita.
Abbracciò la sua riva.
“Tornerò” esclamò.
Sorrise e se ne andò.
lunedì 11 novembre 2019
Quantum leap
A volte compaiono degli ologrammi nella nostra vita.
Ogni volta con un costume diverso.
C’era un telefilm negli anni ’80-’90 in cui il protagonista di materializzava in epoche diverse per risolvere situazioni o salvare la vita a qualcuno.
Che vita sarebbe se vivessimo così?
Forse riusciremmo a vivere solo cose INTENSE: sbarcare in un tempo X, diventare per qualche tempo la persona Y e vivere la sua vita per un po’.
A tratti sarebbe una vera figata, ma poi?
Sarebbe un continuo vagare e per noi che impieghiamo così tanto cervello a cercare di capire CHI SIAMO, COSA VOGLIAMO e DOVE STIAMO ANDANDO, sarebbe forse una tortura?
Naturalmente non lo so, ma pensavo agli ologrammi.
E pensavo a quanto spesso si abbia “fretta” di etichettarsi, rischiando la crisi esistenziale.
Che strana questa società.
Corre troppo.
E certi giorni invece sembra immobile nella sua corsa inutile.
Staccate i telefoni e godetevi il vostro tempo,
siate tutti gli ologrammi che volete essere, in piena libertà.
mercoledì 2 ottobre 2019
Quasi 2020.
L’elegante non-chalance trionfa.
il galateo della stitichezza emotiva ha il petto tronfio.
La staticità della confortante stabilità esulta.
Ma poi…
Vaneggia nascosta la speranza.
Sogna rannicchiata l’anima.
Pompa in segreto il cuore.
Si nutre raggomitolato il desiderio.
Eppure, siamo ancora liberi di scegliere.
Madri universali
Mi hanno chiesto a cosa mi ispiro per scrivere, se parlo solo della mia vita (no, non vi dico di più). Ma no, parlo anche delle storie che ascolto e che mi fanno riflettere.
Per esempio, stavolta, penso alla storia di chi sa che scrivo per lei (glielo dirò) e mi ha dato da pensare. Mi aveva chiesto un “CHE NE PENSI?” ma in quel momento non avevo tempo per sbobinare il mio pensiero, ed allora eccomi qui.
Penso che noi donne (soprattutto) spesso è come se avessimo quest’innata attitudine materna che ci porta a credere che la condivisione di momenti di parti “oscure” o “a molti nascoste”, ci renda poi legate ad un filo a qualcuno che magari si è lasciato andare e noi con una manciata di pensieri e sentiamo la tacita “responsabilità di non ferirlo”, prendercene cura, magari anche di supportarlo.
E’ un’attitudine meravigliosa.
Ma al tempo stesso pericolosa.
Perché?
Perché ci rende vulnerabili.
Perché ci rende soffici.
Perché ci fa inviare e incanalare energie buone anche verso chi magari non lo merita. Certo, se dovessimo stare a “dare” solo a chi “merita” saremmo come la bilancia di un supermercato e non saremmo umani, ma questa cosa ogni tanto ci fotte.
Ci fotte nella maniera in cui ascoltiamo per ore senza avere indietro la stessa cosa.
Ci fotte nella maniera in cui si prende spazio nel nostro cervello, nel quotidiano …e magari, in una silenziosa speranza speriamo che un giorno quel “qualcuno” ci ringrazi, apprezzi il nostro ESSERCI.
Se penso a me...
...in pochi mi hanno detto GRAZIE.
Ma è anche vero che…se sei come sei non c’è un caxxo da fare: continuerai a dare anche se non ti arriva alla fine il rimborso spese.
Ma forse è proprio questo che ci rende uniche. Che ci rende umane.
Poi sì, c’è un limite.
Ho imparato che siamo noi a dare spazio al “male” ed è “solo questo” che dobbiamo imparare a gestire: limitare lo spazio alle persone negative, a quelle che sono con noi solo per attingere.
Ho imparato con un’iniziale fatica, un fortissimo senso di colpa, che il sano egoismo a volte è l’unica salvezza.
Non abbiamo il potere di "cambiare il mondo” o cambiare le persone che secondo noi andrebbero aiutate, soprattutto se non vogliono rimboccarsi per primi le maniche.
E’ energia sprecata.
Io ci provo, poi se non c’è collaborazione, cambio strada.
Per quanto sia stata e sia tuttora fortunata ad avere delle costanti nella mia vita, ogni passo l’ho fatto con i miei piedi, inevitabilmente.
Ed è così per tutti.
Ma non tutti ne hanno consapevolezza.
Forse abbiamo la necessità di sentirci “speciali” e ogni tanto travisiamo parole e atteggiamenti perché ci piace immaginarci uniche destinatarie di alcune attenzioni.
Ma, ho imparato e sto imparando, che parole e atteggiamenti non valgono un caxxo.
Ciò che conta sono le azioni, i fatti.
Le persone che SCELGONO.
Le persone che VIVONO.
Le persone che SI EMOZIONANO alla luce del Sole.
Le persone che magari FALLISCONO, ma ci hanno provato.
Le persone che SUPERANO i propri limiti.
Le persone che SI SPORCANO.
I bla bla bla non ci arricchiscono, ci portano solo dentro la loro confusione egoistica e adolescenziale.
Sì, adolescenziale.
(quanto sei cattiva!)
Adolescenziale perché è quella fase della vita dove siamo tutti un po’ ESTREMI, soprattutto nella negatività, perché pensiamo di essere gli unici portatori di un’intelligenza più acuta (insieme ai nostri coetanei) che ci pone su un piedistallo o in una sorta di univoca verità che nessuno può comprendere. In quella fase “noi siamo così, punto!”
Crescere è SPORCARSI, rimodellarsi, confrontarsi, SPORCARSI, rimodellarsi, ascoltare, PROVARE, tacere, soffrire, SPORCARSI, cambiare idea.
Crescere è disperarsi, perdersi, ritrovarsi, fare pace con se stessi o almeno provarci. Crescere è prendersi cura di migliorarsi.
Rimarremo sempre delle meravigliose madri universali (cit. la prof. di Filosofia) ma gestendo al meglio le nostre SACRE energie.
mercoledì 25 settembre 2019
Sporcarsi.
Torno a pensare al silenzio, al taciuto.
(foto spettacolare di Francesco Galgano)
Siamo tutti dei caxxo di vulcani, eppure abbiamo la stravagante attitudine all’implosione malevola.
L’implosione che non ci fa fare un passo avanti verso la “follia”, verso quell’emozione che poi tanto desideriamo e cerchiamo ovunque, anche dove siamo certi di non poterla trovare (perdendo tempo ed energie).
Se fossimo più umani,
se fossimo meno attenti a nascondere i nostri timori anche a noi stessi,
se fossimo meno responsabili del galateo del “contenimento emotivo” e di quella taciuta attitudine all’omologazione della società…
Cosa accadrebbe se rischiassimo ogni tanto?
Cosa accadrebbe se rischiassimo di “sporcarci di emozioni" quando pensiamo che NE VALE LA PENA? (e sì, solo noi possiamo sapere se ne valga o meno la pena, Google non ci aiuterà ad avere la risposta!)
Ipotizzate la risposta peggiore.
A me la prima che viene in mente è la “sofferenza”, ma poi mi chiedo quale sia l’alternativa e mi rispondo “il piattume”.
Morti viventi. Questo è ancora peggio.
Ed arrivano le invidie, le malate gelosie, i pettegolezzi, i tradimenti, la psicosomatica e i pesi sullo stomaco. A volte è tutto già così chiaro che parlarne è superfluo.
Dagli errori si impara, sempre.
(ho letto da qualche parte una cosa del tipo”se tutto il dolore che hai vissuto ti ha reso cattivo, allora non è servito a niente”)
Take care.
(foto spettacolare di Francesco Galgano)
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